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Raffaele è dunque l'Angiolo viaggiatore, il celestiale compagno di cammino. Ed è
a lui che il vecchio Tobia, cieco e giusto, affida il figlio Tobiolo, mandato a
riscuotere un credito di dieci talenti d'argento. Raffaele segue così Tobiolo
dall'Assiria alla Media, fino a Rages. Lo salva da ogni male; lo libera da ogni
pericolo, come quello del pesce del Tigri.
Non solo. Egli stesso porta a buon fine l'incarico di Tobia, riscuotendo i
talenti. Per di più fa sposare a Tobiolo la virtuosa figlia di Raguel Sara, dopo
averla liberata da un demonio che la perseguitava.
Finalmente, celebrate le nozze, Raffaele guida i due sposi sulla strada del
ritorno verso la casa paterna. E dopo il felice ritorno, sempre per il consiglio
di Raffaele, Tobiolo restituisce prodigiosamente la vista al padre, ponendo
sopra i suoi occhi il fiele del pesce del Tigri. Così appare nella Bibbia San
Raffaele, l'Angelo viatore, dalle vesti sollevate sugli svelti malleoli. Poiché
è lui a presentare al Signore, che le esaudirà, le preghiere di Tobia afflitto
dalla cecità, e quelle di Sara tormentata dal demonio, viene - o veniva -
invocato come protettore dei mali della carne e delle infermità del corpo. Ma
più giustamente, il protettore nei viaggi viene considerato come esemplare
Custode: colui al quale ogni padre, come Tobia, vorrebbe affidare il proprio
figlio che affronta, solo, il lungo e sconosciuto viaggio della vita.
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