| Medjugorje
(Bosnia-Ertzegovina)
QUESTA
RAGAZZA HA DUEMILA ANNI
”La Gospa ci appare”, dicono, ormai da più di venti anni, sei giovani
di Medjugorje. In croato, Gospa significa Madonna, come a Lourdes, nel
1858, si diceva Notre-Dame. Che alcuni ‘veggenti’ affermino di vedere
una persona invisibile è una sfida al buon senso. E una follia che
suscita la derisione dei saggi e le calunnie degli oppositori. Spesso i
mezzi di comunicazione sociale cattolici di destra e di sinistra si
sono coalizzati contro queste apparizioni, a dispetto delle opposte
ideologie. Il limpido messaggio che invita alla preghiera e al digiuno,
alla pace e alla riconciliazione, sorprende e disturba. Tuttavia esso
convince e converte ogni giorno numerosi non credenti sinceri, felici
di ritrovare la Vita. Che la Madonna visiti il nostro mondo, come
dicono ‘i veggenti’, è una buona notizia. Ma è una notizia che urta
contro la ragione dei saggi. Questi giovani, simili a tanti altri, “né
migliori né peggiori di altri”, come essi stessi dicono, convalidano le
loro affermazioni con tutta la loro vita, perché le loro doti umane e
spirituali non hanno cessato di crescere; vertiginosamente in alcuni di
loro, proprio quelli più semplici e più spontanei, meglio adattati a
una difficile comunicazione sociale. Senza perdere la loro calma e il
loro realismo di prima, questi giovani contadini non cessano di
stupire.
- Ora, non avrei più paura di morire - diceva il piccolo Jakov (10
anni) fin dal primo giorno. Si sentono colmi più che dalla bellezza,
dall’amore diretto, semplice e familiare dell’apparizione.
- Dopo oltre 1.000 apparizioni mi sentirei stanco - diceva un giovane
teologo di Zagabria ai veggenti.
- Anch’io - rispose Vicka - se non ci fosse l’amore. Non ci si stanca
di amare.
Anche la giovane Jelena, che ha ricevuto la grazia di vedere la Madonna
‘con il cuore’, le chiedeva:
- Perché sei così bella?
- Perché amo. Ama e sarai bella.
La sua familiarità è, nello stesso tempo, familiarità di sorella e di
madre, perché il suo vertiginoso rapporto con il Figlio di Dio,
creatore del mondo l’ha trasfigurata senza sfigurarla né complicarla.
Così, questa ragazza di venti secoli fa si trova benissimo con questi
giovani paesani: più vicina alla loro spontaneità che alle nostre
speculazioni su un Dio che non sarebbe altro che un ‘significato’ o il
prodotto del nostro linguaggio. Mentre, ‘il significato’, per loro, si
iscrive con evidenza in questo rapporto. Alcune teologie asfissiano la
fede.
Con i veggenti di Medjugorje essa respira. Secondo i nostri calcoli,
l’eterna ragazza che questi giovani dicono di vedere, ha 2.000 anni.
Nel 1984, Jelena credette di capire che “il 6 agosto era l’anniversario
della sua nascita” e quel bimillenario fu celebrato con fervore con una
giornata di preghiera, preceduta da tre giorni di digiuno, senza con
questo attentare alla festa liturgica della Natività, che fu
regolarmente celebrata l’8 settembre.
La Madonna, però, va oltre il tempo. Nell’eterna giovinezza di Dio,
essa rimane la giovane ragazza ebrea di allora, che visse un’esistenza
dura e avventurosa nel disprezzato paesino di Nazareth, in Galilea.
Essa provò la dura fatica delle donne del suo tempo. Mancando l’acqua
corrente, bisognava attingerla dai pozzi e portarla fino a casa. Non
c’erano cucine elettriche e bisognava andare a far legna. Non c’erano
fiammiferi ed era necessario aver molta cura del fuoco. Non c’era
fornaio e occorreva macinare il grano, impastare la farina e cuocere il
pane. Non c’erano abiti confezionati e le donne dovevano filare,
tessere e cucire i vestiti.
Essa diede alla luce il Figlio di Dio, Salvatore del mondo, con il
miracolo inaudito di una nascita verginale.
Perché questa follia? Non per disprezzo del matrimonio, ma perché si
tratta di una nascita fuori serie.
Secondo il mirabile piano di Dio, ogni nuova persona umana, nasce
dall’amore di due persone e questo mistero è grande. Ma l’uomo al quale
Maria ha dato umile nascita sulla terra esisteva già. Era una persona
divina preesistente. Da sempre, egli era il Figlio di Dio, prima di
diventare il figlio di Maria e della specie umana. Non si tratta quindi
della nascita di un nuovo essere, ma della manifestazione di Colui che
E’.
Come osava dire il teologo protestante Karl Barth: Per significare
questo mistero era necessario un segno ben diverso dalla sessualità
(dall’orgoglio del maschio, precisava lui da intenditore).
Ecco perché Maria, totalmente presa da Dio, data interamente a Dio, fin
dal primo istante della sua esistenza aveva concepito nel suo cuore il
proposito di appartenere solo a Dio, di “non conoscere uomo” (Lc 1,34).
Un proposito che la preparava alla sua missione.
Essa generò quindi il più divino dei figli, ma nella povertà di una
stalla e per la più vergognosa e dolorosa delle morti. La missione di
Maria consistette nel dare a Dio ciò che non aveva: quella piccolezza,
quell’umiltà e quella capacità di soffrire e di morire che egli
condivise con lei. Ci voleva quell’umile donna per dare a Dio la
solidarietà vulnerabile, necessaria per la salvezza degli uomini.
Questo mistero di amore si è compiuto attraverso un cammino di gioia e
di dolore, al termine del quale né Lui né Lei si disinteressano del
nostro destino. Per questo essa non resiste più. Vedendo che gli uomini
scivolano verso la loro auto distruzione lungo il pendio comodo del
peccato, essa viene a visitare il suo popolo in pericolo di morte. Essa
viene per fermare lo sfacelo al quale si abbandonano tranquillamente i
suoi figli per loro rovina. E l’ultima immagine che la Bibbia ci lascia
di lei: nel cielo, una donna vestita di sole, coronata di dodici stelle
(a Medjugorje ne ha proprio dodici); ma essa ritorna a visitare la
terra, come appare da questa descrizione: la luce del sole di giustizia
precede, avvolge e segue la sua apparizione.
- Nel 1531, a Guadalupe, in Messico, essa apparve non nella colonia dei
conquistatori, ma presso gli indigeni oppressi.
Nacque così la Chiesa autoctona del Nuovo Mondo.
- Nel 1830, essa venne in Rue du Bac, per rimettere in piedi la Chiesa
ferita dopo la Rivoluzione. Nel 1858, a Lourdes, per far rifiorire il
vangelo in mezzo ai poveri, di fronte alla legge ferrea del XIX sec.:
“Arricchitevi!”.
- Nel 1917, a Fatima, è venuta d’urgenza per soccorrere un mondo che
correva verso la rovina: questo mondo moderno aveva creduto di trovare
la sua libertà proclamando la morte di Dio e il miracolo del progresso
e invece partoriva la Prima Guerra mondiale e la morte dell’uomo.
- Dopo la Seconda Guerra mondiale, in un mondo che ne prepara
irresistibilmente un’altra, più apocalittica, con un arsenale di armi
senza precedenti, Medjugorje riprende il messaggio di Fatima, in tutta
la sua purezza, al di là di politicizzazioni contro le quali il papa e
i pastori hanno instancabilmente messo in guardia. Entrambi i messaggi
prevedono la conversione della Russia. Alla storia che Dio sta
scrivendo nei cuori semplici a Medjugorje potremmo applicare questa
affermazione del poeta: “Ho scritto questa storia semplice, semplice,
semplice per far arrabbiare le persone sagge, sagge, sagge e per
interessare i bambini piccoli, piccoli, piccoli”.
”Se non diventerete come uno di questi piccoli, non entrerete nel regno
dei cieli”, diceva Gesù.
BREVE STORIA DELLE
APPARIZIONI
1. Prima fase: sulla collina
Mercoledì 24 giugno 1981: I°
giorno ai piedi della collina
Le apparizioni di Medjugorje iniziarono nel pomeriggio del 24 giugno
1981, nella frazione di Biakovici, una delle quattro che formano il
villaggio di Medjugorje. Due giovani ragazze, la bruna Ivanka (15 anni)
e la bionda Mirjana (16 anni), venute dalla città per passare le
vacanze nella frazione dove le loro famiglie possiedono una casa,
passeggiano ai piedi della collina, sotto un cielo carico di nubi.
Ivanka è rimasta orfana di madre, due mesi prima. Ha già un fidanzato
serio, che sogna di sposare presto. Gli studi non la interessano più.
Di ritorno, poco prima di arrivare al villaggio, all’incrocio con una
stradina, essa vede, lassù sulla collina, a circa 200 metri, una
silhouette luminosa, su una piccola nube. Mormora: - E la Gospa! (la
Madonna).
Mirjana, più positiva, decisa a intraprendere gli studi di agraria a
Sarajevo, non volge nemmeno lo sguardo e dice: - Non può essere la
Gospa! Poi entrambe sono prese dalla paura e rientrano di corsa al
villaggio. Le prendono in giro. Ma qualcosa le attira. E così quello
stesso pomeriggio, verso le diciotto e trenta, ritornano da quelle
parti, con Milka, la pastorella di 14 anni, la figlia minore dei
Pavlovic: - Venite ad aiutarmi a far rientrare i montoni - chiede loro.
Si trovano in uno spiazzo aperto a 500 metri dal villaggio, sulla
strada dell’apparizione, Podbrdo, cosiddetta perché corre ai piedi
della collina. All’andata, le tre ragazze non vedono nulla; ma, al
ritorno, vicino a un alberello, a 100 metri dall’incrocio, Ivanka vede,
di nuovo, e poi anche le altre vedono come lei, mentre i montoni
tornano da soli all’ovile.
A questo punto arriva Vicka (16 anni), vicina e inseparabile compagna
di Ivanka e di Mirjana durante le vacanze. Le tre ragazze si erano date
appuntamento per la passeggiata di poco prima ma, quella mattina, Vicka
era stata convocata a Mostar per un esame di ricupero. Sfinita dallo
stress per l’esame di matematica e per il viaggio in autobus, si era
addormentata e non era andata alla passeggiata. Le altre le fanno un
cenno:
- Vicka, guarda lassù... La Gospa!
Vicka si sente attratta e irritata nello stesso tempo. Si toglie i
sandali e scappa a gambe levate.
Lungo la strada incontra due compagni: - Ivan Dragicevic (16 anni) e -
Ivan Ivankovic (20 anni).
Insieme raggiungono le tre ragazze che stanno ancora vedendo la figura
luminosa, lassù. Appena arrivato, il primo Ivan è colto da paura e
scappa scavalcando una siepe e perdendo il suo sacco di mele. L’altro
Ivan è turbato e non rimarrà. Non è un’apparizione che si impone perché
ci caschi dentro. Si accede ad essa solo senza riflessi di difesa. Ora
Vicka supera i suoi. Rimane e contempla la figura lontana. E una donna.
Sembra che abbia un bambino sul braccio destro e che si curi di lui. Fa
segno di avvicinarsi, ma nessuna delle quattro ragazze osa farlo.
Quando tornano vengono prese in giro. - Avete visto un disco volante!
Ivan Ivankovic, il maggiore dei sei (20 anni), il giorno dopo non va
all’appuntamento. Il paesaggio campestre di Biakovici, tra i campi
verdeggianti di vigne o di tabacco e la sua collina rocciosa, contro la
quale si addossano le case, si apre al mistero.
Giovedì 25 giugno, II° giorno
- Lassù, così vicino
- Se è la Gospa, può darsi che torni - si son detti i veggenti di ieri.
Marija, sorella di Milka la pastorella, l’ha presa in giro come tutti
gli altri, ma ha detto a Vicka, sua amica: - Se ci vai, chiamami.
E così, le tre inseparabili, Ivanka, Mirjana e Vicka ripartono. Ed ecco
di nuovo la Gospa: luminosa su una nuvola e coronata di uno scintillio
di stelle. Oggi non la temono più. Sono attirate come se non avessero
provato mai tanto amore. Allora Vicka, fedele alla promessa, corre a
chiamare Marija. Anche Milka, la sorellina, la veggente di ieri,
andrebbe volentieri, ma la madre la ferma: - Oggi tu hai da fare,
Marija invece può andare. Marija, incaricata della cucina, ha ancora
tempo per preparare la cena e può quindi lasciare i suoi fornelli che
non ha ancora messo in opera. Il piccolo Jakov Colo (10 anni) che si
trova lì presente, va con loro. Appena riuniti, salgono la collina a
velocità impressionante; vi trovano Ivan che è salito con le altre
compagne, per un altro sentiero; è l’attrazione di quell’apparizione
che li ha fatti incontrare. E per la prima volta, lui e i cinque che
sono saliti da Podbrdo, vedono la Madonna da vicino: amorosa e
semplice, indescrivibile: con il suo vestito luminoso, di un grigio
argentato, i capelli neri e ondulati, sotto il velo bianco, quella
corona di 12 stelle che niente tiene e collega tra loro e i suoi occhi
azzurri che li guardano con affetto. Ivanka ha il coraggio di chiederle:
- Dove si trova la mamma?. - E felice, è con me. Ha una voce dolce
‘come musica’, come ‘campane che suonano’ . - Dacci un segno,
altrimenti ci prendono per matti - chiede Mirjana.
I suoi occhi azzurri, splendenti d’amore, hanno definitivamente riunito
il gruppo dei veggenti, che sono quantomai diversi tra loro: ragazzi e
ragazze di età diversa, estroversi come Vicka o introversi come Ivan.
Quello sguardo e quella preghiera li fondono per una missione comune:
Ivanka e Mirjana, Vicka (la maggiore: diciassette anni il prossimo
mese), Marija e poi i due ragazzi, Ivan (16 anni) e il piccolo Jakov
(10 anni), unico bambino tra quegli adolescenti. Tutto sembra
congiurare per separarli. Le contrarietà esteriori che non hanno
cessato di moltiplicarsi (da parte della famiglia, della Chiesa, della
polizia) e le profonde differenze dei loro temperamenti. Ma la Madonna
li tiene uniti in uno slancio e in una missione comune, nell’abbraccio
di un unico amore. L’incontro quotidiano approfondisce la loro unione a
dispetto di tutto ciò che potrebbe dividerli nella vita quotidiana,
dall’interno e dall’esterno. A loro sembra che sia contenta soprattutto
di vederli tutti insieme davanti a lei; ma questo è possibile solo
durante le vacanze perché l’anno scolastico li tiene lontani gli uni
dagli altri.
Venerdì 26 giugno: III° giorno
- La fede e la riconciliazione
Il terzo giorno (venerdì 26 giugno), sempre alle sei e un quarto del
pomeriggio, una luce insolita attira sulla collina una folla vera e
propria: sono circa due o tremila persone. I veggenti, invece,
aspettano in basso, dove hanno visto la prima volta. Sono accompagnati
da Marinko, un meccanico, loro vicino, che si è offerto di
accompagnarli sulla collina. La Madonna fa loro cenno. Essi salgono la
collina a velocità sorprendente.
Non hanno bisogno di altra guida che l’apparizione che li attira.
Vicka, come un tempo Bernadette, ha portato un po’ d’acqua benedetta,
per provare l’autenticità dell’apparizione. - Se sei la Madonna, resta
con noi, altrimenti vattene!. Essa continua a sorridere, sotto quella
pioggia di acqua benedetta con cui Vicka la irrora con forza e
generosità, fino a svuotare la bottiglia. - Perché sei venuta e cosa
vuoi da noi? - chiede Ivanka.
- Perché qui ci sono buoni credenti. E anche perché vi convertiate e
mettiate pace in questo popolo.
Medjugorje è un villaggio diviso; ci sono stati dei feriti e anche tre
morti, subito prima della guerra, proprio dove in seguito è stata
costruita la chiesa, in aperta campagna, al confine tra Biakovici (la
frazione dei veggenti) e Medjugorje (il villaggio principale).
La Gospa aggiunge:
- Vengo a convertire e riconciliare tutto il mondo.
- Chiedetele di dare un segno della sua presenza - suggerisce un vicino.
- Beati coloro che non hanno visto e credono! - risponde la Gospa.
- Come ti chiami? - chiede Mirjana.
- Io sono la Beata Vergine Maria.
E ripete con insistenza la parola chiave del messaggio:
- Pace, pace, pace! Riconciliatevi.
Pace, riconciliazione: sono le parole fondamentali del messaggio.
Sabato 27 giugno, IV° giorno -
Credete come “coloro che vedono”
Il 27 giugno, la polizia porta i giovani a Citluk: interrogatori ed
esame psichiatrico. Ma la dottoressa Ante Vujevic li dichiara sani di
mente. Essi ripartono in fretta per arrivare sulla collina alle
diciotto e trenta (eccetto Ivan). Su richiesta di due francescani,
presenti a questa apparizione, Vicka interroga la Gospa:
- Cosa ti aspetti dai sacerdoti?. - Che siano fermi nella fede, che vi
aiutino.
- Perché non appari a tutti, in chiesa?. - Beati quelli che credono
senza aver visto!
Poi scompare. E i veggenti pregano. Essa riappare, accolta dal loro
canto: Tutta bella sei. Vicka chiede con insistenza: - O Vergine, cosa
vuoi da questo popolo? Per la terza volta, la Gospa risponde: - Che
coloro che non vedono credano come quelli che vedono. Marinko che aiuta
e protegge i veggenti, schiacciati dalla folla, si fa indicare il luogo
esatto dell’apparizione e vi mette una pietra segnata con una croce
bianca.
Domenica 28 giugno, V° giorno
- Diecimila persone sulla collina
Il parroco, fra’ Jozo Zovko, rientrato da una serie di prediche nei
pressi di Zagabria, è piombato ieri nel bel mezzo dell’effervescenza di
questa parrocchia che prima riteneva sonnacchiosa. Ha interrogato i
giovani, ed è molto indeciso. La sua predicazione è un invito alla
prudenza: - La Chiesa è severa in questa materia. Bisogna evitare
qualsiasi precipitazione. Non appoggiamo ciecamente questi giovani.
La sera, verso le sei, dieci o quindicimila persone hanno invaso la
collina; c’è un registratore acceso. I veggenti, durante l’apparizione
stessa, trasmettono le risposte della Madonna alle domande poste:
- Che il popolo creda e perseveri nella fede. - I preti siano fermi
nella fede e vi aiutino. - Beati coloro che credono senza aver visto. E
dopo un’interruzione dell’apparizione: - Coloro che non vedono credano
come quelli che vedono. Poi alzano la testa e lo sguardo. Essa è
scomparsa verso l’alto. - Ode! Se n’è andata - mormora uno dei
veggenti. La sua luce è svanita. Essa ha detto: - Andate nella pace di
Dio.
Due francescani sono presenti, in borghese, per assistere al fatto,
contro il parere del parroco, fra’ Jozo Zovko, che ha suonato per il
rosario in chiesa, per distogliere la gente dalla collina. Anche lui ha
avuto folla.
Lunedì 29 giugno, VI° giorno -
Obitorio e psichiatria
Lunedì 29, la polizia preleva nuovamente i veggenti per un esame
psichiatrico presso l’ospedale di Mostar (la sede vescovile). Vengono
fatti aspettare in un corridoio: da una parte i matti che passeggiano
nel cortile, dall’altra, l’obitorio aperto, con i suoi cadaveri.
Mirjana è molto impressionata, ma Vicka motteggia: - Sappiamo bene che
si deve morire! Il dottor Dzuda conferma il loro sano equilibrio
psichico. Ritornati per l’apparizione, ricevono questo messaggio: - C’è
un solo Dio e una sola fede. Credete fermamente, e con fiducia.
C’è lì un bambino di tre anni. La sua debole testa è poggiata sulla
spalla del padre. Soffre di setticemia fin dai primi giorni di vita. I
suoi genitori supplicano. I veggenti intercedono. La Madonna incoraggia
a pregare per la sua guarigione. Il suo stato migliorerà. Durante
l’estate ritornerà, camminando e parlando. E la prima di una serie di
guarigioni e di miglioramenti che si moltiplicheranno. I registri
parrocchiali, fino al 19 ottobre 1986, ne riportano 291; oggi (1988)
sono già più di trecento. 2. Seconda fase: la collina interdetta
Martedì 30 giugno, VII° giorno
- Lontano, a Cerno
Il martedì 30, la folla attende invano i veggenti. Nel primo
pomeriggio, due giovani donne, Ljubica e Mirjana, contattate dalla
polizia, li hanno portati a fare una passeggiata, per tenerli lontani
dalla collina dove l’afflusso della gente preoccupa la polizia: a
Sarajevo sospettano che si tratti di un complotto clerico-nazionalista.
Essi si sentono stanchi e sfiniti per questa esperienza nuova che
ridimensiona le loro persone e per i continui interrogatori. Accettano
quindi con gioia quell’evasione. Si stipano in sette dentro un’auto, le
due donne e i cinque veggenti, perché Ivan non è voluto andare. Vanno a
vedere le cascate di Kravica, la piccola Niagara jugoslava e Capljina,
dove le due donne offrono dolci e succhi di frutta...
All’ora dell’apparizione, sono ancora in viaggio da Ljubuski a Citluk.
A destra il piccolo Jakov guarda all’orizzonte la linea blu delle
colline. Fa fermare improvvisamente la macchina all’imbocco di un
sentiero e si slancia verso il pendio. Al di sopra della collina,
sull’orizzonte blu, ora emerge una luce: la Gospa avanza sulla sua
nuvola verso di loro, fino a giungere molto vicina. - Ti dispiacerebbe
se ti aspettiamo in chiesa? - chiede Mirjana, perché la polizia ora
proibisce l’accesso alla collina e minaccia le loro famiglie. La Gospa
sembra esitare: - Sì, alla stessa ora. Di ritorno, il parroco li
interroga a lungo, in canonica, di fronte a un registratore. Anche
Ljubica e Mirjana sono presenti e si sentono turbate, perché hanno
visto quei fenomeni luminosi. Non collaboreranno più con la polizia.
Mercoledì 1 luglio: VIII°
giorno - L’apparizione nel furgone
L’indomani, 1 luglio, nel pomeriggio, poco prima dell’apparizione la
polizia torna nuovamente a Biakovici. Tre ragazze, Ivanka, Mirjana e
Vicka vengono fatte salire sul furgone della polizia. Ma d’improvviso
il furgone scompare ai loro occhi e vedono solo l’apparizione, inattesa
e breve.
Giovedì 2 luglio: IX° giorno -
Prima apparizione in canonica
A Biakovici, il villaggio dei veggenti, la tensione cresce. La polizia
controlla i loro movimenti ed essi si sentono spiati. Ruzika, sorella
di Marija, va a chiedere consiglio a fra’ Jozo: - Cosa dobbiamo fare?
Quando torna a casa attua una manovra diversiva e verso le diciassette
e trenta fa portare i veggenti, in auto, verso la canonica, dove hanno
l’apparizione nella terza stanza a sinistra entrando. Sono soli, perché
il parroco è andato in chiesa, invasa dalla folla, molto prima della
messa delle diciotto. Anche i veggenti vanno in chiesa. C’è grande
fervore. Jozo Zovko, che fino a quel momento ha predicato nel deserto
(ai soli terziari) il ripristino di alcuni digiuni a pane e acqua,
propone di farne uno... - ... per tre giorni, per essere illuminati. -
Lo vogliamo fare - risponde la folla dei parrocchiani entusiasti. Prima
dell’Ite missa est, dà la parola a Vicka e a Jakov. E stata conservata
la registrazione. - Ora vi parlerà un bambino. Non lo vedete perché è
troppo piccolo. La sua testa non sporge al di sopra dell’altare, ma la
sua voce e ferma: - Oggi ho chiesto alla Madonna di lasciarci un segno.
Essa ha solo mosso la testa, così (gesto di affermazione) e poi è
scomparsa. Prima di andarsene ci ha detto: “Arrivederci, angeli miei”.
E un vezzeggiativo che in Croazia le nonne usano per i loro nipotini.
Venerdì 3 luglio: X° giorno -
Esci e proteggi i veggenti
Il venerdì, il parroco, Jozo Zovko, sta pregando in chiesa per
implorare luce: - Signore, che hai parlato ad Abramo e a Mosè; sento il
peso di tutta questa folla. Illuminami! D’un tratto (racconta egli
stesso), sentii una voce che mi diceva: - Esci e proteggi i bambini.
Lasciai la Bibbia e il breviario, feci la genuflessione e aprii la
porta. Avevo ancora la mano sulla maniglia, quando vidi i ragazzi
correre verso di me: - La polizia ci cerca, nascondeteci! Piangevano.
Con loro c’era Anna, una sorella maggiore di Vicka. Li condussi in
canonica in una stanza inutilizzata (la terza a sinistra) poi uscii
dalla canonica e chiusi la porta a chiave. Poi si reca in chiesa ed
ecco irrompere la polizia: - Hai visto i veggenti? Come s. Martino che
incontra i suoi persecutori, indica la direzione da dove vengono loro:
- Sì, da quella parte! E la polizia riparte precipitosamente. Nel
frattempo la stanza della canonica scompare davanti agli occhi dei
veggenti. La Madonna è lì, tutta gioiosa, mentre loro sono pieni di
paure. Li rincuora. Essi pregano e cantano con lei: - Non abbiate
paura, avrete la forza di sopportare tutto questo!
Sabato 4 luglio: XI° giorno -
Ognuno a casa sua
Il sabato 4 luglio è un giorno di incertezza e di smarrimento. In
seguito alle minacce, agli interrogatori, agli esami medici, ecc. i
veggenti, sopraffatti dagli avvenimenti, hanno pensato che
l’apparizione di venerdì 3 fosse l’ultima. Ed ecco che oggi la Madonna
fa una sorpresa a tutti loro, a ciascuno dove si trova. Le apparizioni
quindi non sono finite. Si mettono nuovamente d’accordo: - Dove ci
troviamo domani?
Quando il parroco diventa
veggente
Ogni giorno, secondo le circostanze, verso le diciotto, in casa di uno
o dell’altro, in campagna, in canonica. L’apparizione a volte si
verifica in chiesa, durante la liturgia. Fra’ Jozo Zovko, responsabile
di fronte al popolo, al vescovo, alla polizia e a Dio, è perplesso. Ma
un giorno, in chiesa, verso la fine del rosario, vede l’apparizione
insieme ai veggenti, nello stesso posto, accanto alla tribuna. La sua
predicazione diventa improvvisamente più forte e tonificante. La
polizia che aveva approvato la discrezione delle sue precedenti omelie,
ora è preoccupata.
Arresto
I suoi sermoni sono irreprensibili. Tuttavia, il 12 agosto, la morsa si
stringe e la polizia scova in una predica dell’11 luglio, dovutamente
registrata, un capo d’accusa: - Ha detto, “quarant’anni di deserto!”.
E sono esattamente quarant’anni che Tito ha preso il potere. La
rivoluzione, quindi, sarebbe il deserto! E una predica sovversiva! Il
17 agosto la polizia si reca in canonica. Le suore vengono sequestrate
per qualche tempo. Le elemosine confiscate e il parroco arrestato.
Inizia un lungo processo. L’avvocato giustifica fra’ Jozo, per quei
‘quarant’anni di deserto’, dicendo che parlava degli ebrei, guidati da
Mosè verso la terra promessa, più di 3.000 anni fa, come racconta la
Bibbia. Vengono però trovate altre imputazioni per giustificare il
processo; il 22 ottobre, è condannato a tre anni e mezzo di carcere.
Verrà liberato, dopo un anno e mezzo, grazie alle 40.000 lettere
scritte al presidente della repubblica dai lettori del settimanale Il
Sabato. Al momento dell’arresto, Tomislav Vlasic’ accorre in aiuto
della canonica rimasta senza guida. Ritiene che la situazione sia poco
chiara e parte per Mostar, dove mette al corrente il provinciale
francescano, fra’ Jozo Pejic: - Prenda il posto del parroco, la nomino
a Medjugorje - conclude quell’uomo esperto. Da quel momento Tomislav
diventa la mirabile guida spirituale dei veggenti e della parrocchia.
3. Terza fase: la cappella delle apparizioni (febbraio
1982 - aprile 1985)
Dal gennaio 1982, le apparizioni avvengono regolarmente nel piccolo
locale a destra del presbiterio, simmetrico alla sacrestia; finora è
servito da ripostiglio, ma ora diventa ‘la cappella delle apparizioni’,
tutt’oggi venerato come tale. Lì la Gospa è apparsa fino al marzo del
1985, quando il vescovo lo proibì: - I veggenti vedano dove vogliono, a
casa loro o altrove, ma non nell’edificio della chiesa. Questo creava
un grave caso di coscienza per fra’ Tomislav Vlasic, perché lasciare i
veggenti a casa loro significava lasciarli in balia della folla,
soprattutto dei meno equilibrati. Ma significava anche lasciarli in
mano alla polizia, perché quelle manifestazioni religiose fuori della
chiesa avrebbero costituito una sfida. Si sarebbe ripresentata la
situazione dei primi giorni, risolta pacificamente con il trasferimento
in chiesa, con il tacito accordo della polizia.
4. Quarta fase: in canonica; dall’aprile 1985
E stato mons. Franic, arcivescovo di Spalato, in visita a Medjugorje, a
trovare la soluzione: - Perché non accogliere le apparizioni in
canonica?. Lì avvengono da allora in poi. Esse continuano a formare i
veggenti e a catalizzare la preghiera dei pellegrini. I pellegrini
accettano, bene o male, la dissociazione tra queste apparizioni e la
liturgia nella quale esse si integrano così armoniosamente: posta tra
il rosario e la messa, la visita discreta della Madonna introduce
l’assemblea orante all’eucaristia, in unione con i veggenti che pregano
per qualche istante con la folla. Sembra quasi di risentire la parola
di sempre, riferita al solo Cristo: - Fate quello che lui vi dirà (Gv
2,5).
5. Verso quale futuro?
Nel corso delle apparizioni, i veggenti hanno ricevuto progressivamente
dei segreti che riguardano il futuro della salvezza e le minacce che
incombono oggi sul mondo. Mirjana ha ricevuto, per prima, il decimo e
ultimo segreto nel Natale del 1982, con questo avvertimento: - Non mi
vedrai più d’ora in poi, eccetto il giorno del tuo compleanno e nelle
circostanze gravi che lo richiederanno. Ritorna alla fede, come tutti.
Per lei è stato molto duro: - Credetti di precipitare nella depressione
- mi disse a Sarajevo il 24 marzo 1984. Invece si adattò presto alla
sua notte, nella preghiera. La sua vita era difficile. Controllata
dalla polizia, guardata con sospetto nella scuola, immersa nel mondo
secolarizzato, spesso ateo, di Sarajevo, attraversava anche difficoltà
di ordine familiare. Per circa due anni perse contatto con Medjugorje,
dove temevano che andasse alla deriva. Ma perseverò nella preghiera,
con la discrezione richiesta dalla sua nuova situazione.
Dal 26 agosto 1984, quasi ogni mese, ha nuove apparizioni o locuzioni
(parole interiori) per preparare la rivelazione pubblica dei dieci
segreti, che segneranno la fine delle apparizioni. Ha già scelto il
sacerdote che li dovrà rivelare: padre Peter Ljubicic, il più giovane
dei tre sacerdoti francescani della parrocchia.
Il 6 maggio 1985, Ivanka, unica compagna di Mirjana alla primissima
apparizione del 24 giugno 1981, ha ricevuto a sua volta il decimo
segreto, con la promessa di un’apparizione annuale, non per il giorno
del suo compleanno, come Mirjana, ma nell’anniversario della prima
apparizione, cioè il 25 giugno (perché il 24 era stato solo una presa
di contatto a distanza, e il gruppo dei sei non si era ancora
costituito). Il 25 giugno 1986, Ivanka si preparò lungamente
all’apparizione promessa, nella preghiera e senza ansia. L’ebbe in casa
sua, alla solita ora. Dopo quattordici mesi di assenza, vide la Gospa
per quattordici minuti. La Madonna pregò due volte con lei, recitando
il Pater e il Gloria. Il colloquio con la Gospa mise fine alla lunga
attesa del suo fidanzamento con Branco. Fu sicuramente dopo aver
sottoposto la sua libera scelta alla Madonna che essa lo sposò, il 6
gennaio seguente.
Foto e testo preso da
http://www.mariadinazareth.it/
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